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La zampogna, nostra amica

La zampogna è uno strumento musicale definito tecnicamente un aerofono a sacco, ovvero emette suono in seguito ad immissione di aria attraverso un sacco (otre). Forse è più comprensibile se indichiamo le sue parti costitutive:

  1. La sacca. Costituisce la riserva d'aria ed era costruita, tradizionalmente, con una pelle di capra o, più raramente di agnello, scuoiata intera con particolare maestria e conciata per renderla morbida e resistente. Per alcuni anni si è anche fatto ricorso a vecchie camere d'aria di pneumatici ma con risultati decisamente pessimi dal punto di vista igienico. Negli ultimi anni si sta vedendo l'affermazione di sacche in materiali sintetici che offrono alcune caratteristiche ottimali: la durata, la traspirazione dell'umidità immessa con l'insufflazione, la possibilità di adattarla alle esigenze di impugnazione dello strumento da parte del suonatore, etc… Ma la tradizione continua a imporre, volente o nolente, la pelle di capra.

  2. Un pezzo di legno denominato ceppo (o testata) che viene fissato sulla sacca e nel quale si innestano le canne sonore;

  3. Le canne vere e proprie. Queste, a seconda della zona, variano da un minimo di tre a un massimo di cinque. Normalmente la canna destra viene denominata “ritta” ed è quella che esegue la melodia. Essa ha una estensione sonora limitata in quanto manca una nota per completare la scala. La canna di sinistra, chiamata “manca””, accompagna la melodia ed ha una estensione sonora ancor più limitata. Nei modelli di zampogna denominati “a chiave” uno dei fori che servono per la emissione del suono viene chiuso o aperto attraverso un artificio metallico (chiave) in quanto la mano dell'esecutore non riuscirebbe a superare la distanza tra i fori. La restante canna emette una nota fissa e viene denominata “bordone”. Nei modelli di zampogna oggetto di rivisitazione da parte di musicisti particolarmente esperti, vengono operati dei fori anche sul bordone azionabili attraverso il dito pollice della mano sinistra al fine di eseguire melodie ben più complesse. La parte terminale delle canne, denominata “campana” può essere aperta (zampogna campagnola) o con una apertura ristretta (vezzanese) adatta ad ambienti chiusi.

  4. Le ance. E' l'elemento che produce il suono, un tempo costruite con le canne raccolte in periodi particolari e lavorati con particolare abilità ma molto instabili dal punto di vista musicale. Attualmente si utilizzano materiali sintetici con diversi possibilità sonore, sicuramente più stabili nel tempo.

Origini della zampogna

Parlare di origine della zampogna, così come oggi la conosciamo, significa in ogni caso avventurarsi in un terreno paludoso, nella nebbia dei tempi. Sicuramente, anche osservando quel po' di iconografia che si riesce a trovare, lo strumento attuale è l'evoluzione nel tempo di uno strumento base fondamentale: una canna forata in maniera da emettere opportuni suoni. Più canne legate insieme costituiscono, ad esempio, il cosiddetto flauto di Pan. Ma la canna era troppo delicata, allo scopo è risultato molto pù pratico forare una tibia di pecora (materiale molto disponibile per i pastori). Anche oggi, a livello amatoriale ci sono costruttori di flauti con tibia di ovino. Come ogni cosa, una serie di prove, tentativi, etc…, ha portato ad unire più canne in una sacca che fungeva da riserva d'aria considerato che esse avevano bisogno di maggiore insufflazione. Varie zone geografiche, ma tutte gravanti in ambito mediterraneo (coincidente con l'area di diffusione dell'allevamento ovino nei secoli) hanno sviluppato vari modelli ma, tutti, con le caratteristiche di sacca riserva d'aria e più canne sonore. Nessuno, quindi, può attribuirsi una paternità sulla zampogna, vari ingegni hanno portato a risultati simili.

 
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